sabato 19 marzo 2011

COS'E' UN REFERENDUM?


Il referendum è una consultazione popolare su un quesito specifico. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati a eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto, cioè il 50 per cento più uno. Non si tiene conto delle schede bianche o nulle. Nel caso contrario il referendum viene annullato per mancato raggiungimento del quorum.

In Italia il nostro ordinamento prevede tre diversi tipi di referendum:

- abrogativo: disciplinato dall’articolo 75 della Costituzione, per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati a eleggere la Camera dei deputati.


- consultivo: disciplinato dall’articolo 132 della Costituzione, attraverso il quale si può disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate approvativo disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione che regola il procedimento di formazione delle leggi costituzionali. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali possono essere sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si tiene il referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti ;


- confermativo: nella storia della Repubblica ce n’è stato uno solo: i cittadini italiani sono stati chiamati a esprimersi sulla riforma Costituzionale sul federalismo, il 7 ottobre 2001. Prima di questa data gli italiani avevano partecipato solo a referendum popolari "abrogativi". Nel referendum confermativo, disciplinato dall'art. 138 della nostra Costituzione, i cittadini hanno dovuto scegliere se approvare o respingere una legge di modifica costituzionale che non sia stata precedentemente approvata da entrambi i rami del parlamento con la maggioranza dei due terzi. Nel referendum confermativo, i cittadini che desiderino approvare la legge costituzionale sottoposta a referendum devono esprimersi con un SI; in quello abrogativo, invece, i cittadini che desiderino mantenere in vigore la legge sottoposta a referendum devono esprimersi con un NO. Un'altra differenza importante fra i referendum abrogativi e quelli confermativi consiste nel fatto che, la validità di questi ultimi non dipende dal raggiungimento del "quorum". In altre parole, per questo tipo di consultazione popolare non è necessario che vada a votare la metà più uno degli aventi diritto al voto.


La Corte costituzionale ha delineato un modello cui deve uniformarsi la formulazione dei quesiti referendari.


Il quesito deve essere:

omogeneo, nel senso che non sono ammissibili le domande che coinvolgono una molteplicità di norme fra loro non collegate (sentenza numero 16 del 1978)
chiaro, semplice e completo nella sua formulazione (sentenza numero 27 del 1981)
la struttura deve essere tale che il risultato dell’abrogazione sia chiaro, univoco e riconoscibile dai votanti (sentenza numero 29 del 1987).


Il referendum si svolge attraverso le seguenti fasi:

l’iniziativa: deve provenire da 500 mila elettori o da 5 Consigli regionali. Nel caso di referendum consultivo devono farne richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate. I promotori devono presentarsi alla cancelleria della Corte di cassazione e indicare l’articolo o la legge per cui intendono raccogliere le firme
la raccolta delle sottoscrizioni: deve essere fatta su fogli tipo carta bollata. Ogni facciata deve contenere il quesito da sottoporre a votazione. Le firme, con le generalità di chi sottoscrive, devono essere autenticate da un notaio
il controllo di legittimità: è effettuato dall’ufficio centrale che si esprime sulle eventuali irregolarità della richiesta
il controllo di legittimità costituzionale: invece spetta alla Corte che deve poi decidere sulla legittimità costituzionale delle richieste
l’indizione: il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, fissa la convocazione degli elettori a votare, per le richieste ammesse, in una delle domeniche comprese tra il 15 aprile e il 15 giugno per il referendum abrogativo. Se si verifica il caso di scioglimento anticipato delle Camere, il referendum è automaticamente sospeso e il procedimento riprenderà dal 365� giorno successivo alla data delle elezioni. Nel caso del referendum consultivo, il Presidente della Repubblica fissa la convocazione degli elettori entro tre mesi dalla comunicazione dell'ordinanza che dichiara la legittimità della richiesta. Nel caso di referendum approvativo l’indizione avviene con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell'ordinanza che lo abbia ammesso. La data del referendum è fissata in una domenica compresa tra il 50� e il 70� giorno successivo all'emanazione del decreto di indizione
la votazione e lo scrutinio: la consultazione popolare referendaria si svolge secondo le modalità stabilite per le elezioni politiche. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Per il referendum approvativo, non è necessario raggiungere il quorum perché sia valido. In altre parole non è necessario cha vada a votare la metà più uno degli aventi diritto al voto

12 e 13 giugno 2011 appuntamento con i 4 referendum abrogativi: Energia Nucleare - Legittimo Impedimento - Acqua Pubblica I e II



12 e 13 giugno 2011 appuntamento con i 4 referendum abrogativi: Energia Nucleare - Legittimo Impedimento - Acqua Pubblica I e II:

Ecco i quattro quesiti Referendari:

Legittimo Impedimento: "Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l'articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante "disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?".

Energia Nucleare: "Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?".

Acqua Pubblica I: "Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall'art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?"

Acqua Pubblica II: "Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?"

FEDERALISMO MUNICIPALE: QUALI EFFETTI SUI COMUNI VENETI?




giovedì 9 dicembre 2010

Articolo inviato a "Il Pozzo" - dicembre 2010

Cari concittadini,
abbiamo voluto tracciare un nostro bilancio partendo proprio da quanto avevamo scritto in questo stesso periodico nel dicembre scorso, cercando di riportare fatti ed opinioni con obiettività, evitando ogni forma polemica pretestuosa e gratuita.
Auspicavamo che anche a Pozzonovo si potesse usufruire della linea ADSL, servizio ormai indispensabile sia per le aziende che per i privati. Da settembre il servizio è finalmente disponibile e ne siamo felici.
Invitavamo l’amministrazione a pensare ad una nuova illuminazione pubblica, cosa che per altro l’amministrazione stessa si era riproposta di fare dichiarandolo proprio su “il pozzo”. Ad oggi il nostro paese resta uno dei più oscuri della provincia. Peccato perché restiamo convinti sostenitori del concetto secondo cui un centro più illuminato sia anche più sicuro (oltre che più gradevole e interessante per le attività commerciali).
Si dirà che mancano i fondi e non facciamo fatica a crederlo. I comuni hanno subito drastici tagli nei trasferimenti (alla faccia del federalismo…) e dando un’occhiata al nostro bilancio comunale ci accorgiamo dei tagli relativi alle manutenzioni e che non è stato previsto alcun fondo di solidarietà per chi dovesse versare in situazione di difficoltà. C’è il timore che molte famiglie non passeranno un bel Natale, costrette a fare i conti con la crisi economica e con la sempre maggiore precarietà che caratterizza il mondo del lavoro.
Viviamo in una società sempre più difficile, che offre sempre meno certezze. Da qualche giorno è’ arrivato il digitale terrestre, da pochi mesi come detto è arrivata pure l’ADSL che ci permette di fare transazioni da casa in pochi minuti e che ci fa sentire finalmente integrati nel 21esimo secolo. Ma abbiamo visto che basta una giornata e mezza di pioggia per mettere in ginocchio interi paesi distruggendo la vita di migliaia di persone…
Forse dovremmo tutti ripensare al concetto di “stare bene” che a nostro avviso non dovrebbe prescindere da quelli di solidarietà e di cura intese a 360°. Un concetto che guarda alla collettività per arrivare al singolo individuo, che sa tener conto di tutti, dagli anziani agli adolescenti passando per le famiglie ma che deve sempre considerare il territorio in cui si vive. Territorio che merita maggiore rispetto, una cura più attenta e puntuale per evitare che possa ribellarsi come ha dimostrato di saper fare quando è portato all’esasperazione dal menefreghismo anche di una politica troppo centrata su altre questioni.
Tornando all’attività consiliare evidenziamo che da luglio a dicembre il consiglio comunale è stato convocato più volte per discutere la costituzione di una società “in house” che di fatto è illegittima. Perché tanta ostinazione su una cosa palesemente contraria alla legge? Perche sprecare tempo e risorse in questo modo? Preoccupa inoltre il recentissimo regolamento di conti all’interno della maggioranza ad appena un anno e mezzo dalle elezioni con il cambio di un assessore e la defezione di qualche consigliere. Ci auguriamo che l’attenzione possa tornare presto sui problemi dei cittadini.
Chiudiamo con l’augurio di un sereno e felice Natale a tutte le famiglie di Pozzonovo e Stroppare con un pensiero particolare a chi ha perso tutto, a pochi chilometri da noi, a causa della tremenda alluvione che ha colpito il Veneto.

Matteo Tognin
Aderina Tozzo
Paolo Piccolo
Gruppo Consiliare “Per Pozzonovo e Stroppare”

mercoledì 1 dicembre 2010

Girotto oggi «degrada» Polato Versioni opposte sul divorzio

Mattino di Padova,MERCOLEDÌ, 01 DICEMBRE 2010

Pagina 36 - Provincia

POZZONOVO. Sarà ufficializzata questa mattina, la revoca delle deleghe all’assessore alle manutenzioni e allo sport Nicola Polato. Una decisione ormai irrevocabile, come conferma il sindaco Flavio Girotto. Ma perché si è arrivati a questo strappo? «Sono sempre stato contrario alla costituzione della società da parte del Comune - spiega Polato -. Le decisioni finirebbero per essere prese dal sindaco e dall’amministratore delegato, mentre giunta e consiglio servirebbero solo a votare i finanziamenti alla società. I consiglieri devono saper dire no, anche se rischiano il ritiro delle deleghe». «Non è vero che il ritiro è in relazione alla società - controbatte il sindaco -. Polato ha votato a favore nell’ultimo consiglio comunale. Ha avuto dei comportamenti che non sono consoni a un assessore, non avvisando il sindaco su alcune cose: questa è la vera motivazione». (f.se.)

POZZONOVO: Girotto "licenzia" Polato

Mattino di Padova, MARTEDÌ, 30 NOVEMBRE 2010

Pagina 42 - Provincia

POZZONOVO. Si profila un cambio della guardia nella giunta guidata da Flavio Girotto. E’ imminente il ritiro delle deleghe all’assessore alle Manutenzioni e allo Sport Nicola Polato, vicesindaco nella passata amministrazione. Il sindaco l’ha già annunciato all’ interessato e oggi dovrebbe formalizzare la decisione. Il tutto sarebbe maturato intorno alla polemica sulla società in house per la gestione di servizi, illegittima secondo molti consiglieri e lo stesso Polato. (f.se.)

Consigliere disabile multato vicino al Comune

VENERDÌ, 19 NOVEMBRE 2010

Mattino di Padova Pagina 42 - Provincia

POZZONOVO. Disabile multato per divieto di sosta per aver parcheggiato vicino al Comune, diretto in consiglio comunale. E’ successo la scorsa settimana a Maurizio Bentani, che segnala: il nuovo municipio non è a misura di handicap. «Il mio contrassegno di portatore di handicap era esposto - racconta - ma mi hanno ugualmente multato. Le regole sono per tutti, ma è una questione di sensibilità». La multa arriva davanti a un municipio (inaugurato meno di un anno fa) che non è privo di barriere architettoniche. «Non c’è l’ascensore per andare al piano superiore, se si deve parlare con gli impiegati devono essere loro a scendere. E per aprire la porta di ingresso la si deve tirare, indietreggiando, e uno in carrozzina rischia di cadere all’indietro sugli scalini». «Almeno prevedere un ascensore in una sede municipale nuova era il minimo - sottolinea Matteo Tognin, coordinatore Pd e consigliere comunale -. Avere addirittura la sfacciataggine di comminare questo tipo di multe poi... Che il sindaco si faccia un bel giro per il paese. Troverebbe tante irregolarità frutto di arroganza». (f.se.)